Kehre, lettera sull'umanismo
L’annuncio della Kehre
Heidegger, dopo Essere e tempo, si rende
conto che non basta analizzare l’esserci (cioè l’uomo) per capire
l’essere. Vuole quindi superare la prospettiva iniziale e concentrarsi
sull’essere stesso, evitando che il suo pensiero venga confuso con
l’esistenzialismo (come quello di Sartre). Mentre Sartre dice che
l’esistenza viene prima dell’essenza (cioè prima ci siamo, poi ci
definiamo), Heidegger rifiuta questa impostazione perché è ancora
“metafisica” (cioè rimane nel modo tradizionale di pensare l’essere).
Per lui bisogna invece partire dall’essere per capire anche l’uomo.
La Kehre e la critica a Sartre
Heidegger
spiega che la svolta (Kehre) non è un ripensamento, ma uno sviluppo: è
il pensiero stesso che si approfondisce e cambia direzione. La terza
parte di Essere e tempo non fu mai pubblicata proprio perché mancavano
le parole adatte per esprimere questa trasformazione.
Sartre, nel
dire che “l’esistenza precede l’essenza”, resta secondo Heidegger
all’interno della metafisica: anche se rovescia i termini, non rompe con
il modo tradizionale di pensare. Quindi resta nell’“oblio dell’essere” —
cioè dimentica ciò che per Heidegger conta davvero: la verità
dell’essere.
Heidegger insiste sul fatto che non è l’uomo il
centro, ma l’essere. L’uomo non è un soggetto che domina la realtà con
la ragione e la cultura, ma è un “pastore dell’essere”: riceve il
compito di custodirlo. È l’essere che “chiama” l’uomo, e l’uomo risponde
con la sua esistenza. Questo significa che la nostra essenza non è nel
pensiero, ma nel fatto che siamo “gettati” nell’essere e dobbiamo
aprirci alla sua verità.
La critica dell'esistenzialismo e l'anti-umanismo
Heidegger
critica l’umanismo e l’esistenzialismo insieme, perché entrambi mettono
l’uomo al centro. Sartre, ad esempio, dice che l’uomo è libero e si
definisce con le proprie scelte. Ma per Heidegger questo è ancora
pensare “metafisicamente”: cioè fare dell’uomo il padrone del mondo e
dell’essere.
Invece Heidegger dice che non conta l’uomo, conta
l’essere. L’uomo non decide nulla: è gettato nel mondo, e ha il compito
di custodire la verità dell’essere. Non è quindi una negazione dell’uomo
o della sua libertà, ma un ridimensionamento: l’uomo è libero solo
nella misura in cui ascolta l’essere, non quando si crede autonomo.
L’essere
non è qualcosa di impersonale e freddo: è un evento (Ereignis), un
accadere che interpella l’uomo. Ma non si tratta di dire: “ora tutto
dipende dall’essere”. Non è un rovesciamento totale. È piuttosto un
nuovo modo di pensare, che supera sia la soggettività dell’uomo che un
essere concepito come “oggetto”.
Heidegger perciò usa termini
come Lichtung (radura) e Ereignis (evento) per esprimere questa nuova
visione, diversa dalla metafisica. Spesso evita persino di dire
“essere”, perché questo termine è troppo legato alla tradizione
filosofica da cui vuole prendere le distanze.
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