Bergson e l’essenza del tempo



Henri Bergson (1859-1941) è stato un filosofo francese noto per la sua critica al meccanicismo e per il concetto di durata, che descrive l’esperienza del tempo come fluida e indivisibile. Studiò all’École Normale Supérieure e divenne professore di filosofia. Le sue opere principali, come Saggio sui dati immediati della coscienza (1889) e L’evoluzione creatrice (1907), influenzarono profondamente la filosofia, la psicologia e la letteratura. Nel 1927 vinse il Premio Nobel per la Letteratura. Negli ultimi anni si oppose all’antisemitismo e al nazismo. Morì a Parigi nel 1941.


Bergson distingue il tempo in due parti:
1) tempo della scienza:
    • successione omogenea di istanti
    • tempo esteriore, misurabile e spazializzato
2) tempo della coscienza: 
    • durata, flusso continuo
    • tempo interiore e qualitativo

Inoltre identifica la coscienza con la memoria, è in essa  si distinguono tre aspetti:
1. il ricordo puro = la pura durata spirituale 
2. il ricordo immagine = l’atto con cui il passato si concretizza nel presente in vista dell’azione 
3. la percezione = la facoltà che ci lega al mondo esterno e seleziona i dati utili alla vita concreta 


Bergson afferma che lo slancio vitale è all’origine della vita biologica e spirituale.
Infatti è energia spirituale invisibile che si espande nell’universo dando vita a tutti gli esseri. 

Inoltre afferma che la conoscenza è di due tipi:
- intellettiva ed esterna (propria della scienza)
- intuitiva e interna (propria della metafisica)

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